Pace “Condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., sia all’esterno, con altri popoli, altri stati, altri gruppi.” Questo è quello che riporta il dizionario Treccani sull’etimologia della parola pace, eppure nella storia si è sempre infranta la condizione di normalità, riportata sopra, attraverso continui conflitti e guerre.
Dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, i Padri Costituenti decisero di mettere su carta il rifiuto totale della guerra attraverso l’articolo 11 della Costituzione italiana che vieta e condanna da un punto di vista morale la guerra come forma di aggressione contro altri popoli e come mezzo per risolvere le controversie fra gli Stati, ammettendola solo per la difesa del territorio nazionale e dei suoi abitanti, anche perché tale difesa è considerata un «sacro dovere del cittadino» (articolo 52).
Tutti dicono di ricercare la pace, eppure nel passare degli anni dopo la già citata Seconda guerra mondiale di conflitti ce ne sono stati tanti altri ed i più recenti sono la guerra in Ucraina e in Palestina.
Il 24 febbraio 2022, il territorio ucraino tremava dai continui bombardamenti e tutta la popolazione veniva svegliata dalle sirene che, qualche ora dopo, risuonavano al telegiornale nelle case dei cittadini europei ignari di cosa stesse succedendo. Una guerra che molto probabilmente ha avuto inizio qualche anno fa con un prolungato ammassamento sul confine delle forze russe iniziato nella primavera 2021, motivato dal presidente russo Vladimir Putin sulla base del timore di un'adesione dell'Ucraina alla NATO e seguito da esercitazioni militari.
Nel 2023 al conflitto Russia-Ucraina si è aggiunto quello tra Israele e Palestina, quando il 7 ottobre 2023 Hamas ha lanciato oltre 5mila razzi contro Israele in 20 minuti e i miliziani sono penetrati oltre il confine, uccidendo 1.200 israeliani e prendendo circa 240 persone in ostaggio, una guerra, questa, che ha origini molto lontane quando anche la Palestina ha subito varie ingiustizie.
In una guerra non ci sono vincitori, ma solo distruzione di popoli e territori, e dovremmo impegnarci a garantire la pace iniziando dal nostro piccolo, infatti, come riporta un discorso di Papa Francesco l’atteggiamento più profondo che dovremmo adottare per dialogare e non litigare è la mitezza: “Non si può avere pace senza dialogo. Tutte le guerre, tutte le lotte, tutti i problemi che non si risolvono, con cui ci scontriamo, ci sono per mancanza di dialogo.”, e successivamente: “Guardando alle sfide che in questo nostro tempo è urgente affrontare per costruire un mondo più pacifico, vorrei sottolinearne due: il commercio delle armi e le migrazioni forzate. Tutti parlano di pace, tutti dichiarano di volerla, ma purtroppo il proliferare di armamenti di ogni genere conduce in senso contrario. Il commercio delle armi ha l'effetto di complicare e allontanare la soluzione dei conflitti, tanto più perché esso si sviluppa e si attua in larga parte al di fuori della legalità. Il fenomeno delle migrazioni forzate è strettamente legato ai conflitti e alle guerre, e dunque anche al problema della proliferazione delle armi, di cui parlavo prima. Sono ferite di un mondo che è il nostro mondo, nel quale Dio ci ha posto a vivere oggi e ci chiama ad essere responsabili dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perché nessun essere umano sia violato nella sua dignità. Sarebbe un'assurda contraddizione parlare di pace, negoziare la pace e, al tempo stesso, promuovere o permettere il commercio di armi. Potremmo anche pensare che sarebbe un atteggiamento in un certo senso cinico proclamare i diritti umani e, contemporaneamente, ignorare o non farsi carico di uomini e donne che, costretti a lasciare la loro terra, muoiono nel tentativo o non sono accolti dalla solidarietà internazionale.”
bove us only sky Sopra di noi solo il cielo

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